The Black Hills InstituteBallando con i Dinosauridi Diana Fattori
L'angolo sud-ovest del South Dakota è lo scrigno dove si conservano tutte le sue bellezze. Diciamoci la verità: la I-90 e la I-29, le due autostrade che attraversano lo stato in largo e in lungo, corrono attraverso paesaggi emozionanti e attraenti come un tegame da forno. Il sud ovest invece è proprio bello, è la zona in cui si trovano le principali attrazioni dello stato, i paesaggi desertici e lunari delle Badlands e quelli montani e lussureggianti delle Black Hills, le "colline nere" dove sono stati girati i film Balla coi lupi, Deadwood, I Flintstone. Qui non è raro vedere pascolare mandrie di bisonti, magari con lo sfondo della testa del capo indiano Cavallo Pazzo alta più di 30 metri scolpita nella roccia. Sono luoghi affascinanti, ricchi di attrazioni turistiche per tutti i gusti, dalla città dell'era della pietra di Fred e Wilma, a Mammouth Hot Springs, il luogo dove un gruppo di mammouth fece insieme l'ultimo viaggio, restando intrappolato per sempre in un mortale sinkhole.
il logo del Black Hills Institute, un T-rex inscritto in un ammonite, vigila sui volti marmorei di George, Thomas, Theodore e Abraham
E' una fredda giornata di maggio quando parto da Rapid City per attraversare le Black Hills verso sud fino a Hill City, dove ho appuntamento con Neal Larson. Hill City è una città molto piccola, anche senza neve ricorda le immagini dei biglietti d'auguri natalizi. Meta turistica indiscussa nelle Black Hills, si trova solo a poche miglia da Mount Rushmore, dove nella montagna sono state scolpite in formato gigante le teste dei presidenti Washington, Lincoln, Jefferson e Roosevelt, famose nella memoria collettiva da quando Cary Grant sfuggiva ai cattivi nel film "Intrigo internazionale" di Hitchcock.
L'edificio più grande della città si trova al numero 117 della Main street, è il Black Hills Institute of Geological Research fondato dai fratelli Peter e Neal Larson e da Robert Farrar.
Una vetrina piena di ammoniti cretacei dalla Western Interior Seaway. Sulla destra Neal Larson mostra fiero il suo ammonite preferito: Didymoceras sp. Nella foto in basso a sinistra, il nuovissimo libro " Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. " interamente scritto e fotografato da Neal, include 300 immagini degli ammoniti più belli del mondo, costa 39.95$
Nella società che ha fondato con il fratello e Farrar, Neal è l'"ammonite guy", lo specialista di ammoniti e baculiti, con particolare predilezione per quelli della Western Interior Seaway, il mare interno che nel Cretaceo tagliava in due il Nord America. La collezione di Neal è magnifica, molti degli esemplari sono stati personalmente trovati da lui. I cassetti dove è conservata la sua collezione straripano di ammoniti provenienti da tutte le parti del mondo, e includono tutte le famiglie, i generi e le specie. La parte più ricca della collezione è composta da bellissimi ammoniti cretacei della Pierre Shale il cui guscio opalescente manda lampi di colore rosso, verde, giallo e blu, proprio come la più famosa "ammolite" canadese.
Il Black Hills Institute ha trovato non uno ma alcuni T-rex: dopo la famosissima Sue, ha trovato, scavato e preparato Stan, Duffy, Steven, Fox, Rex B, E.D. Cope e Bucky, tutti nel South Dakota. Stan è un po' la mascotte del Black Hills Institute: è il più grande, più completo T-rex maschio (o gracile) morfotipo mai scoperto. Per scavarlo ci sono volute tre settimane e mezzo, e per pulirlo sono state necessarie 30.000 ore di lavoro, equivalenti alla vita lavorativa di un americano medio. Stan fu trovato disarticolato e con il cranio completo da Stan Sacrison nell'87, ma fu scavato solo nel 1992. All'epoca della sua scoperta, un paleontologo saccente disse: "Ufff... è solo un altro triceratopo..." Bene, a quel tempo NON era stato trovato nessun triceratopo completo, e, naturalmente, Stan è un T-rex. Questo dinosauro è stato oggetto di molti studi scientifici, incluso uno sulle patologie del cranio.
Stan in primo piano, in tutto il suo splendore. Sulla sinistra c'è il cranio di Kelsey, Triceratops horridus
Considerato che, ormai, siamo entrati nel territorio minato dei T-rex del South Dakota, non riesco tenere la bocca chiusa. Accenno un timido: "...e Sue?". Neal continua a mantenere un atteggiamento disinvolto, ma gli si forma una ruga sulla guancia: "Sue... ci sono voluti 17 giorni per scavarla. Avevamo un regolare contratto con il proprietario della terra, era stato pagato più di quanto potesse sperare per farci cercare nel suo terreno, e anche se non avessimo trovato nulla, i soldi restavano suoi. E tutti i costi, il trasporto, il lavoro di scavo, erano tutti a carico nostro..."
Neal apre uno dei mitici cassetti che conservano i denti originali dei T-rex trovati dal Black Hills Institute. In primo piano il famoso dente proveniente dalla mascella inferiore di Stan che mostra l'incavo della ricrescita. Nell'incavo alloggiavano i due denti più piccoli che potete vedere vicino alla mano destra di Neal.
Fossili & memorabilia
Poi Neal mi accompagna nell'ufficio del fratello Peter, presidente dell'istituto. Per Peter il Black Hills Institute con il museo annesso, è un sogno che si sta realizzando. Mi mostra una foto di quando era piccolo. Mentre gli altri bambini giocavano agli indiani e ai cowboy, lui giocava al curatore di un museo paleontologico. L'amore per i fossili ce l'ha nel sangue. Ha un rimpianto: non aver mai trovato personalmente un T-rex. Naturalmente ha trovato un mucchio di fossili interessanti, come quello che toglie da una vetrina: è un dente gigantesco di Carcharocles megalodon di 7.25" x 5.5" inches (18,5 x 14 centimetri!!!) che, ad oggi, è il dente fossile di squalo più grande del mondo. Pete lo ha trovato in una cava in Perù nei solchi dei cingoli di una scavatrice. Il dente stava nel fango buono buono ad aspettare che qualcuno lo salvasse da un destino inesorabile: se la scavatrice avesse fatto retromarcia, il meraviglioso fossile sarebbe stato distrutto in mille pezzi!
Peter Larson mostra fiero il dente di C. megalodon più grande del mondo
Continuiamo la visita e arriviamo nella stanza dove stanno preparando Lane, il Triceratops horridus più completo e più grande del mondo. Neal apre un'altra porta ed entriamo nel museo vero e proprio, anche se ci siamo arrivati da un'altra direzione. Io ho perso l'orientamento, in realtà, abbagliata da tante meraviglie fossili, ci ho rinunciato. Sotto la grande sala del museo e intorno ad essa è come se ci fosse un labirinto di stanze. In effetti la proprietà del Black Hills Institute è grande. L'idea dei tre fondatori è da sempre quella di allargare il museo: i fossili ci sono, manca lo spazio per esporli! Nella grande sala del museo attuale ci sono, un po' stipati ma ben esposti, tesori paleontologici meravigliosi: è impossibile elencarli tutti, rischierei di annoiarvi.
Neal scopre un esemplare di Mosasaurus sp in preparazione
Per darvi un'idea, appena varcato l'ingresso c'è una traccia più unica che rara del Cretaceo superiore (Maastrichtiano): sulla stessa lastra sono impresse le impronte di Tyrannosaurus rex, Edmontosaurus annectens, Struthiomimus sedens, un caenagnatide e alcuni uccelli. Proprio a fianco è esposto Claws, lo Struthiomimus sedens trovato in un ranch del Wyoming, poi ci sono vetrine con pesci fossili provenienti da tutto il mondo, una balena miocenica peruviana, una collezione di crinoidi dell'Indiana, molluschi che sembrano di porcellana di Coon Creek in Tennessee, una collezione favolosa di crani di tanti mammiferi dalla White River e Brule formation, piante fossili incluse le famose cicadi del Sud Dakota, ammoniti formato gigante, meteoriti, un artropode devoniano proveniente dallo stato di New York alto un metro, e, naturalmente, gli esemplari originali dei vari Tyrannosaurus rex trovati dal Black Hills Institute, con Stan in prima fila, che di tutti è il più bello e il più completo. Tutti questi fossili sono ORIGINALI. In mostra ci sono anche le repliche di pezzi unici impossibili da avere in "carne" ed ossa, e bisogna accontentarsi delle copie in speciali resine, come Supercrock, il coccodrillo gigante del Niger o il Dunkleosteus terrelli della Cleveland shale dell'Ohio.
Tra le tante vetrine, mi ha colpito la bellissima esposizione di memorabilia a tema paleontologico, con le ricostruzioni anni '60 della fauna della Burgess shale, i cataloghi giapponesi di iniziative del Black Hills Institute, i dinosauri giocattolo e le spillette dedicate a Sue prima che fosse "rapita" dall'istituzione che l'ha trovata e parzialmente pulita.
Il discorso cambia se ci si trovasse di fronte a dinosauri "comuni". L'argomento è spinoso. I detrattori della commercializzazione dei fossili ritengono che essi dovrebbero restare nel paese in cui sono stati trovati. Ma quando si rinvengono dozzine di individui uguali, è così impensabile distribuirli nel mondo? In fondo non è quello che è successo con gli allosauri di Cleveland Lloyd o dell'attuale Dinosaur National Monument, entrambi nello Utah? Da dove pensate che vengano i dinosauri esposti in prestigiose istituzioni come la Smithsonian di Washington d.C, il Museo di Storia Naturale di New York o il Carnegie di Pittsburg? Aldilà delle morali ipocrite, i fossili sono da sempre stati venduti e comprati. Anche Sue ha sortito lo stesso destino: trovata in South Dakota risiede in Illinois, al Field Museum di Chicago, dietro un esborso milionario. Lo stesso discorso vale per l'Europa: non mi risultano dinosauri trovati nella Londra e Parigi metropolitane, eppure i musei delle due capitali espongono esemplari notevoli per la gioia del pubblico.
Elaine, Camarasaurus sp. trovato nel Waugh Quarry in Wyoming
Che siate d'accordo o meno, dovete ammettere che fino a qualche anno fa, nessun italiano avrebbe mai visto un dinosauro autoctono in patria se non fosse stato per gli esemplari americani giunti nella nostra nazione dietro compenso, s'intende. Solo negli ultimissimi anni i dinosauri sono stati trovati anche da noi.
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| Ultimo aggiornamento Martedì 19 Gennaio 2010 18:04 |














