SULL'ORLO DEL BOCCALEdi Claudio Sturla
Alcune tavole raffiguranti fasi della lavorazione e degustazione della birra attraverso i secoli
Si narra che i primi siano stati gli antichi mesopotamici (quelli della Mezzaluna), che per divertirsi la sera, trovarono un degno utilizzo del nobile cereale col ciuffo (l'orzo appunto). Da lì alle piramidi il passo è stato breve: cos'è un faraone senza una pinta? Ed ecco che i figli di Ra cominciarono a produrre e a diffondere la birra; sacrifici, preghiere, offerte, brindisi, ed ancora preghiere. La birra era utilizzata addirittura come "moneta" per pagare gli "schiavi"; se non fosse stato per la bionda bevanda, oggi non avremmo le piramidi. Tutto questo allegro baccano attirò i greci che, dopo essersi intrufolati nella faraonica festa, scapparono dal retro portandosi via qualche boccale, un portacenere e, soprattutto, la ricetta della birra.
"Se io ti do un po' del mio vino, tu cosa mi dai in cambio?"... Quei furbacchioni dei romani, fiutarono subito l'affare, e barattarono un po' del proprio mosto con la deliziosa birra greca, diffondendola poi in ogni angolo del proprio regno, ovvero in tutto il mondo conosciuto.Molti si saranno chiesti perché bere birra è figo, ma il vino di più; la risposta sta nella società romana: già al tempo dei figli della lupa, il vino era la bevanda più diffusa, e più facilmente producibile nel sud Europa; questo per motivi climatici, del tipo che qui fa più caldo e sopra le Alpi fa più freddo. Fu così che il vino è diventato il prodotto prediletto, cool, alla moda, mentre la birra è sempre stata la bevanda delle "classi inferiori", dei "barbari nordici". Essì, perché chi ha maggiormente goduto di questa politica, sono stati i paesani dell'Europa d'oltralpe: Francia, Germania, Belgio, e tutta l'allegra brigata dei biondi.
Tavola botanica del luppolo ed il famoso Editto della Purezza
Si sa, chi dice birra dice Germania, almeno se si pensa a coloro che hanno industrializzato e regolamentato la produzione birraria, dagli esordi ad oggi. Furono proprio i tedeschi a perfezionare l'utilizzo del luppolo, che fino a quel momento veniva usato un po' come il cervello nell'adolescenza: a caso. La proprietà principale del luppolo, è quella conservante, che rende la birra più duratura e quindi maggiormente esportabile. Capite dosi e proporzioni degli ingredienti, il signor Guglielmo (più noto come Guglielmo IV, duca di Baviera), aspettò l'anno millecinquecentosedici (più noto come 1516d.C.), per stilare il famoso "Editto sulla purezza", il quale dice che la birra va prodotta SOLO con malto d'orzo, acqua e luppolo, e dopo poco tempo fu aggiunto anche il lievito. Il mondo dei birrofili ne fu talmente entusiasta, che l'editto è tutt'ora in vigore nella spumeggiante Germania.
il Saccharomyces cerevisiae, organismo unicellulare appartenente al Regno dei funghi è una nota specie di lievito che si riproduce per gemmazione. Il Saccharomyces carlsbergensis (Saccharomyces pastorianus), è utilizzato per la produzione di birre a bassa fermentazione, denominate Lager. Fu identificato da Emil Christian Hansen, che lavorava per la fabbrica di birra danese Carlsberg.
Resti di orzo (Hordeum sp.) ritrovati nel sito archeologico risalente all'eta' del bronzo di Nevali Çori, nella valle dell'Eufrate in Turchia
Tante, diverse, chiare, rosse, scure, dolci, amare, secche, morbide, per tutti i gusti e le occasioni; fare birra è una passione, e berla lo è altrettanto. Ma per coltivare le proprie passioni ci vuole tempo, applicazione e dedizione, cosa che hanno da sempre dimostrato di avere in abbondanza i frati; infatti, i più importanti birrifici della storia, sono legati a monasteri ed abbazie, all'interno dei quali gli omini coi sandali si divertono tutt'ora con orzo, luppolo, acqua, lievito e tante erbette saporite, creando delle vere e proprie specialità, capaci di allietare gli intervalli tra una preghiera e l'altra. Ma i tempi cambiano, e siccome oggi c'è più tempo libero per tutti, in molti si dedicano alla propria passione preferita; ecco quindi che nascono i microbirrifici, come funghi nel bosco dietro casa. In un panorama di birre già molto vario e colorito, si infilano così, molte birre dalle caratteristiche speciali, dettate dall'ingegno dei propri creatori, dalle molte prove, dagli assaggi, dalle fatiche, e dalle botte di...fortuna. Infatti è tutt'altro che raro incappare in prodotti eccezionali ottenuti quasi per errore, capaci di emozionare i bevitori e di vincere premi internazionali. D'altro canto, anche la scoperta della birra è avvenuta per caso e per errore: con l'orzo ci si voleva fare la farina, mica una pappetta fermentata... Ad oggi il mercato mondiale della birra, è dominato dalle grandi produzioni industriali, standardizzate e super controllate, ma è pure impreziosito da molte micro produzioni, che spesso non riescono a mantenere un prodotto omogeneo, diverso da fusto a fusto; questo è tutt'altro che un difetto, perché rende possibile lo sviluppo di nuove e più gustose ricette. Per dare un'idea delle dimensioni del "fenomeno microbirrifici", basti pensare che negli U.S.A. sono attivi quasi 1500 piccoli impianti, e che nella sola Italia ce ne sono più di 250, in crescita. In un mondo in cui si può scegliere, la birra si propone come allegro ponte tra noi e gli antichi, fonte di divertimento, svago, curiosità e cultura.
a cura del Ferro, dell'Highlander Pub & IMALATIDIMENTE
![]() Nella foto piccola, le variopinte formazione (da 6 a 54 milioni di anni fa) del John Day Fossil Beds National Monument in Oregon, Usa. Reperti fossili riconducibili all'orzo (OHordeum sp., graminacea) sono state ritrovati in tutte e tre le localita' che compongono il parco: Sheep Rock Unit, Painted Hills Unit e Clarno Unit. La foto in basso, di Herbert Meyer, raffigura una foglia fossile di luppolo (Humulus sp., graminacea) dalla collezione della University of California Museum of Paleontology
![]() Una foglia fossile di Humulus florissantella proveniente da Florissant Fossil Beds National Monument (Eocene ) in Colorado. Appartenente alla Famiglia delle Cannabacee (la stessa che comprende la marjuana) e' stata inizialmente identificata in modo errato come appartenente alla Famiglia della Vitis (uva). Il fossile proviene dalla collezione della Smithsonian Institution, Washington DC.
Didascalie Nando Musmarra
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| Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2010 17:21 |







